Busto dell'Afrodite accovacciata in marmo bianco di Carrara

Busto dell'Afrodite accovacciata in marmo bianco di Carrara

12979

Nuovo

Stiamo realizzando la copia manuale con la macchina dei punti.
Afrodite accovacciata, copia romana da originale ellenistico, da tivoli, villa adriana, 117-138 dc.
Busto in gesso tratto dall'originale romano del Museo Nazionale romano di Palazzo Massimo.

Più dettagli

1 Disponibile

6 200,00 €



Scheda dati


Altezza 60 cm
Larghezza 50 cm
Profondità 35 cm
Peso 45 Kg
Artista / Ideatore / Architetto Doidalsa, databile al 250 a.C. cm
Materiale Marmo bianco di Carrara
Nota 01 L'originale si trova a Palazzo Farnese a Roma (Palazzo Massimo)

Ulteriori informazioni

Macchina per i punti.
La macchina per i punti è uno strumento di misurazione inventato dal francese Gatteaux e dall'Inglese Bacon e perfezionato dal Canova: consente di confrontare i punti dal modello al blocco di marmo dando la possibilità di realizzare pezzi proporzionalmente fedeli all'originale.

L'Afrodite accovacciata era una scultura bronzea di Doidalsa, databile al 250 a.C. circa e oggi nota solo da copie di epoca romana, tra cui la migliore è considerata quella marmorea senza braccia (h. 106 cm) nel Museo nazionale romano di Palazzo Massimo a Roma (il nostro gesso è copia fedele di questo esemplare romano). Un'altra, acefala e senza braccia (h. 96 cm), proveniente da Sainte Colombe, presso Vienne, in Francia, è esposta nel Museo del Louvre a Parigi. Un'altra versione completa, ma di qualità inferiore, è al British Museum (versione Lely) e proviene dalle collezioni Gonzaga. Un'altra, completa, è agli Uffizi: databile al I secolo, proviene da Villa Medici.
Plinio riferì della presenza della statua originale di Doidalsa nel portico di Ottavia a Roma.
Doidalsa rappresentò Afrodite in una posa originalissima, ovvero accovacciata mentre sta per ricevere l'acqua del bagno sacro, sviluppando l'idea dell'Afrodite cnidia di Prassitele. Un'altra interpretazione è che raffiguri la dea in una posa "pudica", mentre si accorge di uno spettatore voltando la testa e cerca di coprire con le mani il petto e il pube.
Opera nota in innumerevoli copie, in alcune di esse la dea è corredata da un piccolo Eros che versa l'acqua. Esistono numerose varianti del soggetto, riguardanti soprattutto la posizione delle braccia, ora piegate, ora distese, ora sollevate, ora strizzanti i capelli come nella celebre Venere anadiomene di Apelle. La versione più diffusa è comunque quella con la dea con le braccia dolcemente piegate attorno al corpo, una a coprire il seno e sfiorare la spalla, una a parare il ventre: una posa che anticipa le Veneri pudiche.
La diversa inclinazione delle gambe, la schiena piegata, la testa ruotata con grazia verso sinistra, mostrano la dea in un atteggiamento umanizzato, lontano dalle atmosfere di idealizzazione ultraterrena delle opere precedenti, in modo da rispondere maggiormente al clima culturale e le aspettative del pubblico nell'epoca dell'Ellenismo.


 

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AFRODITE ACCOVACCIATA PAG. 6 e 7

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