GABRIELE D'ANNUNZIO - OTTIMA E' L'ACQUA - targa in marmo

GABRIELE D'ANNUNZIO - OTTIMA E' L'ACQUA - targa in marmo

12931

Originale

Libera riproduzione della targa ideata da Gabriele D’Annunzio e posizionata presso Villa La Capponcina, a Settignano, Firenze, dove il poeta abitò tra il 1898 e il 1910.
Ripreso da un'ode di Pindaro, poeta greco antico, il motto piacque a D'Annunzio tanto da farlo imprimere in lettere a rilievo smaltate in oro sul lavabo del bagno attiguo alla sua camera da letto.

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1 Disponibile

120,00 €



Scheda dati


Le misure sono espresse in Cm. e Kg.
Altezza32
Larghezza32
Spessore3
Peso7
MaterialeMarmo bianco di Carrara
Nota 02La scritta dell'epigrafe è fatta ad noi su piastrella antica

Ulteriori informazioni

Ottima è l'acqua: più d'ogni ricchezza magnanima, l' | risplende, si come di notte una fiamma.
(da Olimpia I, I) Pindaro (518 – 438 a.C. circa)

Pindaro (Cinocefale, 518 a.C. circa – Argo, 438 a.C. circa) è stato un poeta greco antico, tra i maggiori esponenti della lirica corale.
Nacque a Cinocefale, presso Tebe, nel 518 a.C. o nel 522, da una nobile e agiata famiglia originaria della Beozia, sarebbe stato allievo della poetessa Corinna e rivale di Mirtide: poeta itinerante, viaggiò a lungo e visse presso sovrani e famiglie importanti, per le quali scrisse.
Pindaro trascorse, in effetti, diversi anni in Sicilia, in particolare a Siracusa ed Agrigento, presso i tiranni Gerone e Terone. Fu appunto in Sicilia che incontrò altri due celebri poeti greci Simonide di Ceo e Bacchilide, suoi rivali nella composizione. In forma maggiore rispetto a questi, Pindaro - di spirito religioso e profondamente devoto alle tradizioni aristocratiche - infuse nella sua opera quella concezione religiosa e morale della vita che gli permise - è il parere di molti critici - di mettersi alla pari, nei versi che scriveva, con l'eroe celebrato, anche nel caso si trattasse di un potente tiranno: il senso di questa operazione era che, mettendo in luce - immortalandola, appunto - l'impresa dell'eroe, il poeta poteva educare le nuove generazioni perpetuando gli antichi valori grazie alla forza della conoscenza data dagli scritti.
Secondo le fonti, Pindaro, tornato in Grecia, non manifestò eccessivo entusiasmo durante le guerre persiane, a differenza del rivale Simonide, anche se, su commissione, accettò di dedicare ad Atene un carme ; tornato, infine, a Tebe, vi morì nel 438 a.C., reclinando il capo sulla spalla dell'amato Teosseno.
La grandezza di Pindaro è testimoniata anche da un aneddoto di età ellenistica: si narra che, quando nel 335 a.C. Tebe fu rasa al suolo, Alessandro Magno ordinò che venisse salvata soltanto la casa in cui si diceva fosse vissuto il poeta in onore al significato che i versi di Pindaro avevano per il popolo greco e che ai suoi discendenti fosse risparmiata la riduzione in schiavitù, destino che toccò invece alla stragrande maggioranza dei Tebani sconfitti.


 

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