Piastrella di maiolica antica azzurra Tommaso Bruno

Piastrella di maiolica antica azzurra Tommaso Bruno

Originale

Piastrella antica bellissima 22x22 cm.
Blu cobalto, Manganese, Ocra e ossido d'alluminio bianco.

Questa è una piastrella particolare, inusuale, più grande del solito, particolarmente bella e rara.

Più dettagli

8 Disponibili

120,00 €



Scheda dati


Altezza 22 cm
Larghezza 22 cm
Spessore 2 cm
Peso 1,9 Kg
Antica manifattura di origine Napoletana "Antica Tommaso Bruno"
Manifattura Napoletana antica
Materiale Maiolica/Majolica

Ulteriori informazioni

Pancale_10

ANTICA TOMMASO BRUNO
La fabbrica di Tommaso e Salvatore Bruno esportava mattoni in Oriente, sopratutto in Tunisia, e in Sicilia: Vincenzo Strino sottolinea l'esportazione della fabbrica con un "copiosa".

I diversi Marchi dell'opificio Tommaso Bruno da noi raccolti sono 10.

Questa fabbrica ha prodotto per tutto il XIX secolo.
    
    

dl Libro: "Gli influssi della cultura napoletana"
di Maria Reginella

Ma più che risalire all'influenza di ceramisti stranieri, sembra più realistico che Armao si sia ispirato ad alcuni prototipi delle più importanti fabbriche napoletane del tempo, come quelle dei Giustiniani, della Succursale delle donne, dei Fratelli Tajani, di Tommaso Bruno, già da tempo presenti nel mercato dell'isola. Infatti, la raffinata gamma coloristica e i motivi decorativi della produzione Armao sono più vicini alla produzione napoletana, piuttosto che a quella marsigliese, o calatina, o palermitana.
Questa ipotesi è supportata non solo dal confronto tra le due tipologie, ma anche da una motivazione storica. Armao, alla vigilia della rivoluzione del 1848, era uno dei membri del Comitato Civico Insurrezionale, antiborbonico, collegato a quello centrale di Napoli e per questo motivo era stato sottoposto a sorveglianza speciale dagli organi di polizia (è da ricordare per esempio che il moto antiborbonico messinese del 1° settembre 1847 era stato predisposto proprio dal Comitato centrale napoletano).
La comunanza di ideali politici può farci supporre che Armao abbia avuto la possibilità di avere contatti con ambienti napoletani, o che abbia avuto modo di conoscere direttamente la produzione delle fabbriche del tempo.
Il tema storico del pannello decorativo che raffigura l'Imperatore Napoleone III è stato ritenuto "la dimostrazione più evidente della presenza dei ceramisti francesi a Santo Stefano". È da supporre invece che sia stato realizzato su modello di una stampa francese, e la motivazione può ricercarsi nel momento storico in cui visse don Gaetano Armao che aveva un passato di patriota antiborbonico, essendo un sostenitore dell'Unità d'Italia. L'Imperatore Napoleone III nel Congresso di Parigi del 1856 aveva appoggiato la causa italiana e un mese dopo aveva rotto, insieme con l'Inghilterra, i rapporti diplomatici con la corte borbonica, una rottura che qualche anno dopo avrebbe impegnato Napoleone e le sue truppe nella seconda guerra d'indipendenza.
Nel 1861 all'Esposizione Italiana di Firenze Gaetano Armao venne premiato e il vecchio marchio fu sostituito da un ovale, con al centro uno stemma raffigurante un braccio armato che impugna uno spadino (quasi a rivendicare la discendenza dall'antenato don Michele Armao) con la nuova iscrizione "Premiata fabbrica Fratelli Armao". Nella seconda metà del XIX secolo la fabbrica Armao produceva mensilmente 15.000 mattoni maiolicati e possedeva a Palermo, nelle vicinanze, del porto della Cala, un grande deposito per imbarcare la produzione da esportare anche nei paesi del Nord-Africa. Ancora oggi è possibile ammirare alcuni pannelli parietali nei palazzi nobiliari o nei porticati delle moschee a Tunisi, in Algeria ed anche in Turchia.
La fabbrica di Tommaso e Salvatore Bruno esportava mattoni in Oriente, sopratutto in Tunisia, e in Sicilia: Vincenzo Strino sottolinea l'esportazione della fabbrica con un "copiosa".


 

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